Il movimento come chiave per imparare: perché stare fermi non basta

Siamo abituati a pensare che per imparare serva “stare fermi e attenti”. Ma è davvero così? In realtà, per i bambini, il movimento non ostacola l’apprendimento: è la sua porta d’ingresso. Le ricerche più recenti confermano ciò che pedagogisti e neuroscienziati ripetono da tempo: muoversi favorisce la concentrazione, la memoria e il benessere emotivo.

Perché il corpo è fondamentale per imparare

Chiedere ai bambini di stare fermi per apprendere significa andare contro la loro natura. Il corpo è il primo strumento con cui i bambini esplorano, conoscono e costruiscono il mondo.

Il movimento, infatti:

  • migliora l’umore e la regolazione emotiva,
  • attiva funzioni cognitive superiori come attenzione e memoria,
  • aiuta a sviluppare il linguaggio e il pensiero.

Come afferma Alberto Oliverio, biologo e neuroscienziato:

“Il cervello ha bisogno soprattutto di fare esperienze tattili e motorie per sviluppare quelle aree senso-motorie che rappresentano il punto di partenza per la maturazione delle aree corticali responsabili delle funzioni esecutive”.

 La Piramide dell’Apprendimento: un modello da conoscere

Per capire quanto il corpo sia legato all’apprendere, può esserci utile la Piramide dell’apprendimento, un modello ideato nel 1996 dalle terapiste occupazionali Mary Sue Williams e Sherry Shellenberger.

*Secondo questo schema:

 La base della piramide rappresenta il sistema nervoso centrale e i sistemi sensoriali (vista, udito, tatto, gusto, olfatto, propriocezione e vestibolare), insieme al movimento e all’integrazione dei riflessi primitivi.

 Le strutture superiori riflettono lo sviluppo senso-motorio e percettivo-motorio (coordinazione, attenzione, linguaggio).

 La punta comprende le abilità legate all’apprendimento accademico: concentrazione, lettura, scrittura, esecuzione di compiti complessi.

Se queste fondamenta — esperienze senso-motorie, gioco fisico, percezione corporea — non sono ben sviluppate, anche le funzioni cognitive più complesse possono risultare fragili.

Sedentarietà e infanzia: un’emergenza silenziosa

Oggi i bambini si muovono meno, giocano meno all’aperto, e passano molto tempo davanti agli schermi. Tutto questo compromette la loro crescita globale.

Le conseguenze?

  • Difficoltà nella regolazione emotiva
  • Calo dell’attenzione e della motivazione
  • Disagio corporeo e difficoltà posturali

Lo conferma anche uno studio longitudinale della Norwegian University of Science and Technology, che ha seguito 873 ragazzi dai 6 ai 18 anni: i livelli più alti di attività fisica, soprattutto nell’adolescenza, sono associati a una minore incidenza di sintomi depressivi.

 Cosa possiamo fare: idee pratiche

 Alcune azioni concrete:

  • Dare più spazio al gioco libero e al movimento quotidiano.
  • Offrire esperienze in natura e all’aperto.
  • Favorire il contatto con materiali diversi (sabbia, terra, acqua, legno).
  • Inserire momenti di pausa attiva nella didattica (brain breaks, stretching, giochi motori brevi).

 E per i più piccoli:

  • Lasciare tempo sul tappeto, a terra, per rotolare, gattonare, esplorare.
  • Non anticipare la postura seduta o la camminata.
  • Ridurre l’uso di passeggini e seggioloni “contenitivi” nei primi anni.

 Conclusione

Muoversi è un diritto evolutivo, non un lusso. Il corpo è il primo “banco di scuola” per ogni bambino. Ripensare i tempi, gli spazi e le proposte educative in chiave motoria significa investire nel benessere mentale, fisico e cognitivo delle nuove generazioni.

Quindi

Fermiamoci, osserviamo, ascoltiamo. Riconsideriamo quanto spazio quotidiano riserviamo al gioco spontaneo, al contatto con la natura e al corpo in azione.

Un bambino che si muove è un bambino che apprende!

 

Libri per approfondire il ruolo del movimento nell’apprendimento

  • “Il cervello in movimento” – Carla Hannaford, Erickson
  • “Movimento, gioco, apprendimento” – Gill Connell e Cheryl McCarthy, Red!
  • “Neuroeducazione” – David A. Sousa,  Erickson
  • “Smart Moves. Why Learning Is Not All In Your Head” – Carla Hannaford (in inglese)
  • “Il bambino in movimento” – Gianni Nuti, FrancoAngeli

Riferimenti teorici e scientifici

  • Williams, M. S., & Shellenberger, S. (1996). How Does Your Engine Run? A Leader’s Guide to The Alert Program for Self-Regulation. TherapyWorks Inc.
  • Oliverio, A. (2005). Il cervello che impara. Giunti.
  • Cartacci, F. (2013). Movimento e gioco al nido. Erickson.
  • Steinsbekk, S. et al. (2021). “Physical activity and depressive symptoms in adolescence: a longitudinal study.” Journal of Affective Disorders, 278, 577–585.
  • Montessori, M. (1950). La mente del bambino. Mente assorbente. Garzanti.
  • Vygotskij, L. S. (1934/1990). Pensiero e linguaggio. Laterza.

 

* Modello del 1996 elaborato da Williams e Shellenberger 

 

 

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