“Non fare tu al posto mio”
Lasciami sbagliare, non fare tu al posto mio
Ho bisogno di sapere di cosa sono capace io
Se faccio un errore non è poi la fine del mondo
Prendimi per mano, insieme facciamo un girotondo
Mentre cantiamo “casca il mondo casca la terra”
Sappiamo bene che si può finire tutti giù per terra
Però poi ci si rimette in piedi e si continua a provare
La vita è un gioco bellissimo e tu fammela giocare
Guardami con occhi tranquilli, positivi, senza paura
E grazie a te vivrò la mia bellissima avventura
A volte cadrò, sbuccerò un ginocchio, mi farò male
Ma poi mi rialzerò in piedi e ricomincerò ad andare
Perché c’è sempre un po’ di rischio quando si cresce
Ma se non si rischia un po’, a diventar grandi non si riesce.”
Alberto Pellai
La filastrocca di Pellai ci ricorda famosa frase “Aiutami a fare da solo” di Maria Montessori, che in questa espressione racchiude l’essenza della sua filosofia pedagogica
Questa frase, come la filastrocca di Pellai appunto, sono un invito all’adulto (genitore, educatore, insegnante) a non sostituirsi al bambino, non anticipare le sue azioni, ma a guidarlo con rispetto e pazienza affinché possa provare, sbagliare, riprovare, così da sviluppare autonomia, fiducia in sé e competenze personali.
Il bambino chiede aiuto non per ricevere una soluzione, ma per imparare a fare da sé.
Ma noi adulti siamo capaci di lasciare ai bambini lo spazio per fare i loro errori?
Non sostituirsi ai bambini cosa vuol dire?
Lasciare che i bambini sperimentino liberamente, facendo e rifacendo, sbagliando e risbagliando, correndo rischi o “facendosi male” è qualcosa che per noi adulti contemporanei richiede un grande sforzo.
Siamo abituati a pensare che il nostro compito principale sia difendere i bambini dai pericoli, prevenire ogni rischio, fatica, e difficoltà che potrebbe interferire con il loro agire.
Ma non è eliminando tutti i possibili intoppi che li alleniamo a saperli affrontare. Anzi!
Come fare dunque?
Innanzitutto sapendo perché facciamo ciò che facciamo.
Consentire ai bambini di sperimentare prevede avere presente quali sono i reali rischi e valutare le possibili conseguenze, se siamo in grado di gestirle.
Per esempio se un bambino gioca con la terra quali rischi corre?
Metterla in bocca, sporcarsi, trovare insetti, etc, l’adulto presente è in grado di intervenire se serve? Sì allora nessun problema, se non è in grado dobbiamo chiederci il perché?
Uno dei punti fondamentali da cui partire è aver una fiducia profonda nelle risorse dei bambini.
Proprio Maria Montessori ci ricorda quanto i bambini, nel giusto contesto siano capaci di muoversi e imparare da ciò che fanno proprio perché liberi di trovare la loro modalità provando e riprovando finché non ne trovano una efficace.
Pensiamo ad esempio al gattonamento: il bambino libero di muoversi ad un certo punto inizierà a provare la posizione a 4 zampe (o altre più fantasiose), poi magari striscerà, oppure si spingerà sulle braccia andando indietro (incastrandosi sotto divani e sedie), o ancora proverà posizioni variegate, scomode e poco funzionali ma, dopo ripetuti tentativi si muoverà comprendendo in modo autonomo come coordinare gambe e braccia per andare dove vuole andare più agilmente e velocemente possibile.
Saranno proprio la sua tenacia e costanza che lo porteranno a muoversi in autonomia.
Quindi tornando a noi adulti dobbiamo (spesso) fare solo un passo indietro, lasciare che i bambini sperimentino, osservarli, ammirare la loro determinazione e gustarci lo spettacolo delle loro piccole grandi conquiste!