Quando le emozioni fanno rumore

Chi vive accanto a bambine e bambini piccoli lo sa: le emozioni arrivano tutte insieme, forti, improvvise, senza preavviso. Una piccola frustrazione può diventare una tempesta. L’emozione va sempre accolta. Il comportamento, invece, può essere guidato.

Primo passo: accompagnare

Chi vive accanto a  bambine e bambini piccoli lo sa: le emozioni arrivano tutte insieme, forti, improvvise, senza preavviso.
Una risata incontenibile può trasformarsi in pianto nel giro di pochi secondi. Una piccola frustrazione può diventare una tempesta.

Non è un capriccio.
È il modo in cui bambine e bambini, soprattutto tra il nido e la scuola dell’infanzia, vivono il loro mondo emotivo.

Le emozioni: le prime grandi protagoniste

Fin dai primi mesi di vita, bambine e bambini provano le emozioni dette primarie: gioia, rabbia, paura, tristezza, sorpresa e disgusto.
Sono emozioni innate, universali, che non si imparano: si sentono.

Per bambine e bambini sono un vero linguaggio.

Attraverso il pianto, il sorriso, l’urlo o il corpo che si irrigidisce, ci stanno dicendo:
“Ho bisogno”, “Qualcosa mi spaventa”, “Questo è troppo per me”.

Nei primi anni di vita le emozioni sono intense, perché il cervello è ancora immaturo.

La parte che aiuta a controllarsi, aspettare e riflettere non è ancora pronta a fare il suo lavoro.

Perché per loro è tutto così “esagerato”?

Tra 0 e 6 anni il cervello di bambine e bambini è guidato soprattutto dalle parti emotive.
Quando arriva un’emozione, arriva tutta insieme, senza filtri.

Ecco perché vediamo spesso:

  • pianti improvvisi
  • rabbia incontenibile
  • difficoltà ad aspettare
  • bisogno continuo di vicinanza

Non stanno “facendo apposta”.
Stanno semplicemente facendo del loro meglio con gli strumenti che hanno.

L’adulto come base sicura

In questi momenti, l’adulto diventa fondamentale.
Non per “far smettere” l’emozione, ma per stare dentro l’emozione insieme a bambine e bambini.

Quando l’adulto resta calmo, presente e accogliente, il bambino impara pian piano che:

  • quell’emozione può essere attraversata
  • non è pericolosa
  • qualcuno può aiutarlo a ritrovare la calma

È così che nasce la regolazione emotiva: prima insieme, poi da soli.

Come si esprimono le emozioni nei piccoli

Al nido e all’infanzia le emozioni parlano soprattutto attraverso il corpo.

  • La gioia è movimento, risate, desiderio di condividere
  • La tristezza è pianto, ricerca di contatto, bisogno di rassicurazione
  • La paura è aggrapparsi, fermarsi, cercare l’adulto
  • La rabbia è urla, spintoni, lanci: un modo ancora grezzo di dire “non ce la faccio”
  • La sorpresa blocca e apre all’apprendimento
  • Il disgusto protegge e allontana da ciò che fa male

Ogni emozione ha un senso. Nessuna è sbagliata.

Emozione sì, comportamento da accompagnare

Un passaggio importante per noi adulti è distinguere tra ciò che bambine e bambini sentono e ciò che fanno.

L’emozione va sempre accolta.
Il comportamento, invece, può essere guidato.

Dire:

“Capisco che sei arrabbiata, ma non posso permetterti di fare male”

significa offrire contenimento, non permissività.

Cosa possiamo fare, concretamente?

Nella quotidianità del nido e della famiglia possiamo aiutare i bambini con piccoli gesti:

  • dare un nome alle emozioni
    “Sei molto arrabbiato, vero?”
  • legittimare ciò che sentono
    “È difficile quando succede questo”
  • restare vicini
    a volte un abbraccio vale più di mille parole
  • offrire alternative
    per scaricare la rabbia o calmarsi
  • usare storie, libri, pupazzi
    come ponti per parlare di emozioni

È così che i bambini costruiscono il loro primo vocabolario emotivo.

Un messaggio per i genitori

Aiutare bambine e bambini a crescere emotivamente non significa insegnargli a non sentire, ma insegnargli che possono sentire in sicurezza.

Bambine e bambini hanno bisogno di adulti che:

  • non giudicano
  • non minimizzano
  • non hanno paura delle emozioni (loro e altrui)

Perché solo quando ci si sente accolti si può imparare a regolarsi.

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